COMPANY PROFILE
Nel dicembre 2008, Aspes e' stata acquistata da Menzaghi Motors s.r.l con l'obiettivo di rilanciare la storica casa motociclistica italiana nel segno della qualita' e dell'innovazione.
Grazie al nuovo management, oggi Aspes ritorna sul mercato con una mission forte: commercializzare prodotti competitivi dal punto di vista dell'efficienza e dei costi preservando l'unicita' che il brand rappresenta per gli appassionati.
L'azienda e' presente sul mercato con nuovi modelli ibridi a ruota bassa e alta con cilindrate che vanno da 50 cc a 150 cc, in preparazione nuovi modelli Cross e Motard
Per la commercializzazione dei suoi veicoli, Aspes si avvale di una qualificata rete di partner commerciali che gestiscono la vendita dei prodotti presso i dealer di categoria. Si tratta di figure altamente specializzate che uniscono esperienza tecnica a una forte passione e conoscenza storica dei valori del marchio.
TOPASPES NELLA STORIA
Aspes e' stata una Casa motociclistica italiana attiva dal 1961 al 1982.
Fu fondata a Gallarate dai fratelli Sorrentino verso la fine degli anni '50 e inizio' la propria attivita' producendo biciclette dal 1961, anno in entro' nel mercato dei ciclomotori utilitari. Nel 1966 Aspes presenta il modello sportivo Sprint, dotato di more a due tempi Minarelli P4, e l'anno successivo e' disponibile il Fuori Strada.
Dal 1969 parte la produzione di una serie di modelli che ancora oggi sono rimasti nel cuore di milioni di appassionati di motociclismo. La Cross Special, 50 da Regolarita' e l'Apache 125 (1970), che montava un motore monocilindrico Maico a disco rotante e non il classico Sachs. Il Navaho (1971) che fece breccia nel cuore dei giovani grazie ai colori e al design accattivante, fu una moto che porto' Felice Agostini (fratello del piu' famoso Giacomo) alla vittoria del campionato italiano Cross Cadetti del 1971.
Nel 1972 Aspes presenta la Hopi 125, subentrata all'Apache, che ebbe enorme successo nel cross.
E' del 1973 la storica Yuma, una 125 stradale dall'elevata velocita' (oltre 130 Km/h di velocita' massima) con il motore derivato da quello dell'Hopi, che si segnalo' anche per un ottimo riscontro presso il mercato francese soprattutto per le competizioni per moto di serie.
Nel 1977 (fino al 1979) Aspes lancio' il "Criterium Monomarca Aspes Yuma", primo esempio di trofeo monomarca in Italia che diede la possibilita' a molti giovani piloti, tra cui Loris Reggiani, Fausto Gresini, Maurizio Vitali e Davide Tardozzi di segnalarsi all'attenzione dello scenario motociclistico italiano.
Dopo un declino partito con la fine degli anni '70, Aspes venne assorbita nel 1980 da Unimoto, che ne uso' il marchio per quattro anni fino alla cessazione di ogni attivita' nel 1986.
TOPREGISTRO STORICO
Tutti i modelli presentati da Aspes nel corso degli anni, con foto d'epoca.
Anno di Presentazione: 1979
Anno di commercializzazione: 1980
Cilindrata: 125 c.c.
Motore: Aspes CR
Marce: 5
Anno di Presentazione: 1971
Anno di commercializzazione: 1972
Cilindrata: 125 c.c.
Motore: Aspes CR
Marce: 5
Particolare distintivo: parafanghi in vetroresina
Anno di Presentazione: 1972
Anno di commercializzazione: 1973
Cilindrata: 125 c.c.
Motore: Aspes CR
Marce: 5
Particolare distintivo: parafanghi in acciaio / serbatoio acciaio e in vetroresina
Anno di Presentazione: 1974
Anno di commercializzazione: 1975
Cilindrata: 125 c.c.
Motore: Aspes CR
Marce: 5
Particolare distintivo: parafanghi in plastica / serbatoio vetroresina o plastica
Anno di Presentazione: 1971
Anno di commercializzazione: 1972
Cilindrata: 125 c.c.
Motore: Asco Aspes
Marce: 5
Anno di Presentazione: 1972
Anno di commercializzazione: 1972/73
Cilindrata: 125 c.c.
Motore: Asco Aspes
Marce: 5
Anno di Presentazione: 1978
Anno di commercializzazione: 1979
Cilindrata: 50 c.c.
Motore: Minarelli 50
Marce: 6
Anno di Presentazione: 1978
Anno di commercializzazione: 1979
Cilindrata: 50 c.c.
Motore: Minarelli 50
Marce: 6
Anno di Presentazione: 1979
Anno di commercializzazione: 1980
Cilindrata: 50 c.c.
Motore: Minarelli 50
Marce: 6
MECCANICA E MOTORI ASPES
Obiettivo principale dell'Aspes era di realizzare un motore proprio sia per una questione di prestigio, sia per ottenere migliori prestazioni, nacque una prima serie di motori prototipo realizzati utilizzando l'albero motore dei kart Komet, ritenuto molto affidabile, e che ne faceva un motore super quadro, cilindri e pistoni delle Yamaha TD 250 e trasmissioni dell'Aermacchi Aletta Oro.
Visti gli incoraggianti risultati ottenuti al banco prova, il primo prototipo sfiorava i venti cavalli all'albero contro i quindici dell'Aletta Rossa presa come riferimento, che arrivava a quei risultati solo con le elaborazioni piu' spinte. Si passo', quindi, all'industrializzazione affidata alla ditta consiglio esperta nella realizzazione di motori per kart, si fondo' cosi una nuova societa' che comincio' ad operare nel 1972 la "ASCO" (acronimo dei nomi ASpes COnsiglio), i cui motori andarono ad equipaggiare la serie Hopi per il cross e la regolarita' e YUMA per i modelli da strada.
Particolarita' della prima serie di quei motori era l'enorme massa radiante del cilindro, a quanto pare sovradimensionata a causa di un errore di trascrizione nei dati, che in alcuni casi non consentiva al motore di raggiungere la corretta temperatura d'esercizio, ridotta successivamente per questo motivo, prima mediante taglio, poi con la diminuzione dello stampo.
Altra caratteristica del motore Asco e' il taglio dei carter centrali orizzontale e il comando della frizione con uscita dal semicarter inferiore.
Il motore ha il cilindro in lega d'alluminio con canna riportata in ghisa, le dimensioni d'alesaggio e corsa del motore di produzione sono mm 54x54 con un rapporto di compressione di 12,5: uno e sviluppa 20 HP a 9000 Rpm., con una coppia di 1,5 kgm a 8300 Rpm.
L'alimentazione e' affidata ad un carburatore Dell'Orto VHB 29 AS con miscela al 5%.
La trasmissione, prevede una frizione a dischi multipli in bagno ad olio e un cambio in blocco a cinque rapporti, comandato con leva singola montabile sia a destra, che a sinistra.
La ciclistica costituita da un telaio in tubi d'acciaio a culla chiusa, completo di forcellone non supera i 13 kg di peso, la forcella anteriore e' una tele-idraulica di produzione Aspes con 150 cm d'escursione, mentre gli ammortizzatori posteriori provengono dalla Girling regolabili su tre posizioni.
I freni Grimeca a tamburo centrale hanno diametri di 135 ant. E 160 post.
Vanto della casa, era la quasi totale italianita' dei propri mezzi, eccezione fatta per gli ammortizzatori posteriori dell'inglese Girling e del pistone della tedesca Mahle.
Queste moto ebbero gran successo nel motocross, dove vinsero molti campionati regionali e alcuni titoli italiani, tanto che spinsero la casa a schierarsi nell'allora neonato campionato europeo, con i piloti Felice Agostani, Vertemati e Alberghetti.
Meno fortunata fu la loro carriera nella regolarita' a causa dell'erogazione appuntita dei motori che li rendevano poco adatti alle arrampicate in mulattiera.
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